SEL sta lavorando per promuovere, con un ampio schieramento di forze politiche e di movimento, due referendum su acqua e nucleare. Si tratta da un lato di bloccare i processi di privatizzazione dell’acqua e il ritorno del nucleare e dall’altro di realizzare il diritto all’acqua come bene comune e la connessione dell’Italia con le politiche europee per il clima e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Su acqua energia e clima esistono importanti movimenti che da anni sono impegnati in una pratica che è contemporaneamente diffusa sui territori e proiettata nell’ambito globale. Questi movimenti sono i soggetti principali con cui si sta discutendo la messa in campo della battaglia referendaria. Siamo tutti coscienti delle difficoltà che lo strumento referendario ha conosciuto in questi ultimi anni. Per questo siamo convinti che esso debba essere utilizzato in un contesto e con modalità nuove. Anche perciò sono centrali i movimenti che possono con più legittimità e chiarezza rivendicare l’uso del referendum come mezzo per i cittadini di farsi valere laddove intervengano scelte su elementi fondamentali e vi sia una sordità del potere che abusa delle sue prerogative. Non c’è dubbio che per acqua e nucleare siamo in questo ambito di casi.
La privatizzazione dell’acqua è un vero è proprio cambio di paradigma di civiltà ed una rottura con il patto di cittadinanza. L’acqua è un bene vitale e ridurlo a merce significa trasformare i cittadini in clienti cui può addirittura essere negato un bene vitale. Il nucleare rappresenta un rischio diffuso e permanente cui i cittadini debbono avere il diritto di dire no, come del resto avevano già fatto con il referendum della fine anni ottanta. Per di più il modo con cui il governo ha deciso e decide su queste materie sottrae strutturalmente democrazia ai cittadini avocando le decisioni dall’alto, in barba di procedure anche di rilevanza europea come le valutazioni di impatto, dei poteri locali e del pronunciamento referendario. Questo modo con cui si è deciso chiede anche alle forze politiche contrarie di continuare la lotta in tutte le forme necessarie e rende legittimo e doveroso ricorrere anche a strumenti come i referendum.
Da qui la decisione di SEL, per altro esclusa dai parlamenti, ma presente nei movimenti, di lavorare su questa ipotesi. I provvedimenti per la privatizzazione dell’acqua e per la imposizione del nucleare varati dal governo Berlusconi sono gravissimi e pieni di violazioni a normative europee e a prerogative nazionali. Non a caso molte Regioni hanno già avanzato ricorsi per incostituzionalità su entrambi i temi. Questo è molto importante. Alla campagna referendaria nazionale deve infatti aggiungersi ovunque è possibile, una campagna per attivare lo strumento dei Referendum regionale consultivi, oltre all’attività di mobilitazione nei territori.
Il movimento per l’acqua ad esempio ha già raccolto qualche tempo fa quattrocento mila firme per una legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua; ed ora sta lavorando a far pronunciare gli enti locali sull’inserimento negli statuti della scelta per l’acqua pubblica. E contro il nucleare si sta riattualizzando la rete dei comuni denuclearizzati. Sarebbe anche bene che l’Europa venisse investita per esprimere un giudizio sulle norme che privatizzano l’acqua a “trattativa diretta” in barba delle gare. Ma oltre al contrasto di dettaglio c’è una campagna di civiltà che va agita. Per SEL un impegno importante. Si sta lavorando con molte forze. Il Movimento per l’acqua, che può essere il collante della mobilitazione contro la privatizzazione.
Il movimento no al nucleare e si alle fonti alternative. In essi ci sono rappresentati molte forze dell’arcipelago associativo. Tra i partiti e i soggetti politici si sono messi al lavoro oltre noi la IDV, i Verdi, la Federazione della sinistra, i Viola e gli amici di Grillo. L’unità deve essere la nostra bussola. E un uso appropriato dei referendum come parte di un impegno più vasto e articolato e con la valorizzazione del suo carattere dal basso, di cittadinanza attiva, in cui si deve poter pronunciarsi per convinzione e non per schieramento politico. Anche perché dopo le firme c’è un quorum da fare, e non è proprio facile, e un si da affermare. Ma le difficoltà, evidenti, non possono esimerci.
I territori sono e saranno in lotta contro privatizzazioni e individuazione dei siti. Le loro lotte vanno sostenute anche con un orizzonte generale che il referendum può aiutare a dare. Per SEL poi parlare di acqua e di energia deve essere una priorità anche per la campagna elettorale prossima. In Puglia, dove no alla privatizzazione dell’acquedotto e no al nucleare sono due ragioni non da poco perché Vendola debba restare presidente. Ma anche in tutta Italia.
Paolo Cento Roberto Musacchio
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