nov 29 2009

Berlusconi è sotto attacco. E Napolitano ora media

Category: Rassegna stampaSLSenigallia @ 13:29

Alta tensione dalle parti di Palazzo Chigi: dopo che ieri Silvio Berlusconi ha attaccato duramente la magistratura e chiunque non di adegui alla linea del Pdl, oggi Giuseppe D’Avanzo sulla Repubblica annuncia che presunti «pentiti» mafiosi avrebbero deciso di parlare con i pubblici ministeri di quattro procure: Firenze, Caltanissetta, Palermo, Milano] sui rapporti di Berlusconi e Dell’Utri con la criminalità organizzata al momento drammatico delle stragi e del vuoto di potere tra la prima e la seconda repubblica. Il motivo di questi movimeti, spiega D’Avanzo, sarebbe legato al fatto che «’la Cosa Nostra siciliana’ si prepara a chiedere il conto a un Berlusconi che appare, a ragione, in tensione e sicuro che il peggio debba ancora venire». Insomma, come tutti i politici legati alla mafia berlusconi non avrebbe rispettato alcuni patti e sarebbe arrivato il momento di decretarne la fine, questa una delle ipotesi in campo. Ecco perché Berlusconi attacca a tutto campo l’opposizione interna finiana, rifiuta seccamente la proposta di dialogo del nuovo responsabie riforme del Partito democratico Luciano Violante e spara a zero contro pm e corte costituzionale.
Il presidente del consiglio attacca con tanta violenza da spingere il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, a tentare una mediazione che eviti lo scontro tra poteri. Napolitano oggi ha letto una dichiarazione ai giornalisti a margine di un’udienza in Quirinale, lanciando un appello a evitare una ulteriore drammatizzazione delle tensioni, non solo tra partiti politici, ma tra istituzioni con poteri diversi. Sono quindici righe che rispondono punto per punto alle preoccupazioni manifestate da più parti nei rapporti tra politica e giustizia e anche ai timori del premier che ieri, durante l’ufficio di presidenza del Pdl, aveva lamentato che si voglia «abbattere il suo governo». La dichiarazione del presidente della repubblica nella sala di rappresentanza del Quirinale si è sviluppata con una procedura sinora inedita, che testimonia la preoccupazione per lo scontro in atto. I giornalisti vengono raccolti nella Sala di Rappresentanza dove pochi minuti dopo Napolitano li raggiunge e legge la sua dichiarazione. Poche parole per motivarne l’urgenza: «Scusate, vi ringrazio della vostra disponibilità – dice il presidente -. Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento. L’interesse del Paese, che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale, richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali». Nulla, ribadisce Napolitano, può abbattere un governo che ha la fiducia della maggioranza delle Camere «in quanto poggia sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare». Come a dire: nonostante tutto la centralità rimane al parlamento.
Intanto, tra i berlusconiani circola il timore che la settimana prossima si arrivi a un’escalation ancora più forte: tutto si giocherebbe nella settimana in cui Michele Santoro parlerà ad Anno Zero in prima serata di mafia e politica [il 3 dicembre prossimo] e nel giorno del NoBerlusconiDay [il 5 dicembre]. Il 4 dicembre il pentito Gaspare Spatuzza parlerà in aula al secondo grado del processo Dell’Utri. Il Giornale della famiglia Berlusconi nei giorni scorsi ha scritto: «Dalla Sicilia è in arrivo un avviso di garanzia a Berlusconi per concorso esterno. Subito dopo gli verrà requisito l’intero patrimonio. Per la legge, infatti, basta il sospetto». E sempre il 4 dicembre è prevista l’udienza del processo Mills al premier.
Berlusconi continua a rappresentare il valore aggiunto del Pdl [senza di lui il partito non avrebbe davvero motivo di esistere] per questo molti si aggrappano a lui disperatamente. Ma il presidente del consiglio è molto più solo di quanto voglia apparire: basta guardare al risiko delle elezioni regionali del prossimo marzo per vedere che dopo la rientrata candidatura di Nicola Cosentino in Piemonte, tra leghisti [Luca Zaia in Veneto e Roberto Cota in Piemonte], battitori liberi [il ciellino Roberto Formigoni] non ci sono uomini vicini al premier in lizza. Anzi, uno c’è. In Calabria, il Pdl starebbe facendo fuori l’ex An Giuseppe Scopelliti per candidare tale Bernardo Misaggi. Che avrebbe come unico merito del suo curriculum politico il fatto di essere stato il medico di mamma Rosa. Non è certamente un segnale di forza…

Fonte: http://www.carta.org/campagne/partecipazione/18989

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