Quando si apre una crisi come quella che stiamo vivendo per la vicenda delle liste regionali spesso vuol dire che siamo ad un passaggio di fase. Questo è tanto più vero quando si è dentro una crisi di cui si fa fatica a vedere una soluzione credibile.
Intendiamoci: è evidente che c’è un problema di legalità che non può essere calpestata. Ma non si può negare che si sia creata una situazione anomala, appunto di crisi. E’ bene dunque che una forza come la nostra che nasce proprio per uscire dall’anomalia della attuale situazione italiana provi anche nell’emergenza a fornire elementi di riflessione.
Il primo che mi appare enorme è che la governabilità che doveva essere garantita dalla semplificazione delle forze politiche, dal maggioritario e dalla marginalizzazione o esclusione dei “piccoli” è clamorosamente fallita. Addirittura si arriva alla incapacità di avere competizioni elettorali normali. Certo si può dire che vi sono stati errori tecnici o di efficienza, ma anche questo non è poca cosa per partiti che vogliono fare i pigliatutto in nome della governabilità. Ma a me pare evidente che ci sia qualcosa di più profondo. Una crisi di rapporto tra questi mostri politici che sono gli aggregati maggioritari e la società, che addirittura si manifesta nella raccolta delle firme e nella composizione di liste che debbono sintetizzare composizioni politiche che stanno insieme solo per convergenze di potere.
Dietro gli inciampi si intravedono i conflitti e i veri e propri scontri. Non credo che sia una visione di parte dire che stiamo pagando, anche in termini drammatici, tutto l’armamentario artificioso e manipolatorio della cosiddetta seconda repubblica. Si è costruito un insieme di leggi elettorali, di norme di ingresso alle competizioni, di formazione della rappresentanza, tutto teso, in nome della governabilità maggioritaria, ad escludere il pluralismo e ad additare nei “piccoli” il problema e dopo cha questi minori sono stati esclusi dal Parlamento nazionale ed Europeo ( a proposito sarebbe bene ricordare che SEL ha ricorso contro l’nterpretazione di quella legge e che il TAR ha considerato ricevibile il ricorso) si arriva alla crisi di oggi. C’è di che riflettere.
E ancora di più c’è da riflettere sulla natura di quei partiti del maggioritario che ho definito mostri politici non a caso. La vita quotidiana del Paese ci parla di soggetti che stanno assieme solo per il grande imbroglio del maggioritario. Nella crisi delle liste si manifesta ciò che appare ormai evidentemente la crisi del partito unico berlusconiano. Ma anche la costruzione del PD se si guarda alla stessa vicenda delle elezioni regionali appare tutt ‘altro che solida. Per questo sarebbe sbagliato guardare a questa crisi in modo superficiale , magari come ad una occasione in cui le destre si danno un colpo da sole. Non c’è dubbio che esse abbiano un malinteso senso della legalità che si esercita a danno dei deboli e che è sovvertivibile dall’alto per i loro interessi.
Ma la crisi è più profonda e chiede un cambio di scenario. Che si ripristini una vera democrazia nel Paese, che non può prescindere dalla rappresentanza politica di interessi diversi. Che si sia arrivati alla abrogazione di fatto dell’articolo 18 sensa uno straccio di opposizione parlamentare la dice lunga sulla crisi democratica di cui parlo. La cancellazione della sinistra è una parte di questa crisi. Per questo non è un interesse di parte dire che la ricostruzione della sinistra è un punto importante per uscire dalla crisi. E’ un fatto politico, naturalmente, ma anche di regole democratiche da ricostruire a partire dalla rimozione delle forche caudine maggioritarie.
Roberto Musacchio
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