valorizzare le politiche del mare attraverso una pesca ed un acquacultura responsabile
Nonostante 8000 km di coste ed un mare territoriale esteso per oltre 100.000 km, la pesca professionale italiana, con una delle flotte più consistenti del Mediterraneo con oltre 40.000 addetti e altri 70000 nell’indotto, sta attraversando un periodo di forte crisi .
Per anni i pescatori sono stati prigionieri di una cultura difensiva e corporativa, retaggio soprattutto degli anni ‘80 e ‘90 nella quale assistenzialismo e consociativi-smo con il potere si intrecciavano con il ruolo spesso deleterio delle baronie universitarie della ricerca; in quest’ottica c’è stato uno scontro fortissimo tra ambientalisti e pescatori, che per anni ha reso difficile ragionare su una pesca responsabile nel nostro paese.
Negli ultimi anni c’è stato uno sforzo enorme di ricucitura tra le organizzazioni della pesca , le associazioni ambientaliste, il mondo della ricerca. Sforzo che ha portato delle alleanze strategiche, che per esempio hanno favorito l’aumento della aree marine protette e un reciproco scambio di opinioni sul futuro della pesca e dell’acquacoltura in un delicato quadro di sostenibilità ambientale.
Da troppi anni le autorità europee che governano il settore della pesca attraverso la PCP (politica comune della pesca) hanno preso a modello unico la pesca nel Mare del Nord, pesca industriale, condotta da grandi aziende con navi che superano le mille tonnellate e praticano la pesca a maggior impatto ambientale, a grandi profondità e a grandi distanze dalla costa, con modalità devastanti per le acque del Mediterraneo. In quest’ottica l’UE senza un’adeguata opposizione dei Governi del nostro bacino ha favorito una forte diminuzione delle flotte; in Italia la diminuzione dei battelli e del tonnellaggio è stato negli ultimi anni del 25%, la produzione ittica complessiva si è ridotta del 16,5% e l’occupazione del 27%. Il valore delle importazioni dei prodotti ittici, inoltre, supera ampiamente quello della produzione nazionale peraltro sempre meno competitiva in un mercato globale dominato dalle flotte iperspecializzate giapponesi e statunitensi, che operano autonomamente nel Mediterraneo.
Lo stesso non certo brillante (ormai ex) commissario per la pesca dell’UE il Maltese Borg ha ammesso la scarsa attenzione e conoscenza della medesima per la realtà mediterranea, che incide negativamente soprattutto per lo sfruttamento degli stock ittici. La grande pesca nel Mediterraneo sovente è fuori da ogni controllo minimo, si pesca a profondità sempre maggiori fino a 800 metri, si intaccano riserve ittiche poste al di fuori di adeguate conoscenze scientifiche riducendo drammaticamente e per un numero considerevole di anni il pescato e la biodiversità globale. Anche per questo sono urgenti norme e regole per l’intera regione mediterranea diverse da quelle che abbiamo subito complice l’incapacità dei vari governi di avanzare proposte convincenti e condivise con gli operatori del settore.
Il Governo di fatto non riesce a dialogare con le istituzioni europee e far valere la specificità prevalentemente artigianale della pesca italiana, dove l’84% dei battelli associati in cooperative è di piccole dimensioni; il 65% dell’intera flotta nazionale pratica la cosiddetta piccola pesca entro le 6 miglia dalla costa e quasi tutto il pesce è destinato al mercato nazionale. più volte è stato dimostrato che la riduzione della flotta non concorre alla salvaguardia delle risorse. Meno piccoli battelli non creano un modello di sostenibilità ambientale e economica, anzi causano solo gravi problemi occupazionali.
Le fallimentari politiche comunitarie e dei governi, che le hanno sostenute, non sono per altro mai state condivise dai paesi extracomunitari del Mediterraneo, che, nel frattempo con capitali europei, americani e giapponesi hanno accresciuto le loro flotte in tonnellaggio e potenza e, non essendo paesi UE, possono eludere tutte le rigide norme imposte alla nostra flotta e per altro possono usufruire di manodopera a bassissimo costo, spesso senza nessuna regolamentazione contrattuale.
Alcune proposte affinché i buoni propositi della Sinistra non restino parole:
- Intensificare gli sforzi a livello internazionale e, in particolare nell’ambito della Commissione generale della pesca per il Mediterraneo (Cgpm) per giungere al più presto ad una convenzione internazionale sulla pesca nel Mediterraneo che sia la base per una adeguata protezione delle sue risorse biologiche e per una gestione responsabile e sostenibile.
- Far riconoscere pienamente nelle sedi internazionali le specificità e i problemi della pesca mediterranea, valorizzando la piccola pesca con specifiche politiche di tutela delle marinerie e delle produzioni locali, permettendo e incentivando la modernizzazione di una flotta spesso vecchia e malandata, potenziando e incentivando una formazione professionale avanzata e metodi di lavoro sicuri e qualificati;
- dare sostegno ai processi locali di autogestione, attraverso lo sviluppo dei consorzi di gestione della pesca con il coinvolgimento delle categorie economiche, degli istituti scientifici e delle associazioni ambientaliste, responsabilizzando i singoli equipaggi con l’assegnazione di quote di cattura ridistribuite in base alle singole imbarcazioni da pesca cui sono assegnate per la costituzione di un minimo di “pesca garantita” ;
- sostenere la diffusione delle organizzazioni autogestite dei pescatori con particolar attenzione al mondo cooperativo ed alle sue proposte che vanno incontro alle esigenze stringenti degli operatori, come ad esempio “l’acquisto a miglio nautico zero”;
- indirizzare la politica del settore verso una “filiera corta” in un momento di grande crisi economica può divenire il vero risparmio, permettendo l’acquisto diretto dai produttori e dalle cooperative di pesca che in misura crescente effettuano vendita diretta in banchina o in propri punti vendita, con un risparmio medio del 20-30% rispetti ai consueti canali commerciali, ed inducendo il consumo verso il nuovo itinerario, dove si preferisce il prodotto italiano, di qualità e a prezzi ridotti, con l’influenza del comportamento ad acquisti selettivi e ad un confronto continuo per riscoprire prodotti, luoghi e tradizioni e pervenire al consumo cosiddetto etico;
- monitorare le risorse finalizzando la ricerca scientifica alla conoscenza e alla salvaguardia degli stock ittici, per una gestione compatibile delle risorse e dell’ecosistema, rendendo possibile in parallelo la formazione di una vera e propria “Green Economy” applicata alla pesca marittima, che dia impulso ad investimenti maggiormente conformi ad una ecocompatibilità ancora lontana nella mente e nei fatti delle politiche di settore ;
- realizzare zone di tutela biologica chiuse all’attività di pesca, in corrispondenza delle zone di ripopolamento con lo scopo di aumentare la consistenza degli stock ittici e contribuire alla tutela della biodiversità mediterranea.
- potenziare l’acquacoltura biologica;
- estendere al settore della pesca la cassa integrazione ordinaria come per il settore agricolo e individuare altri ammortizzatori sociali specifici per il settore come strumenti vitali per la sicurezza > troppe le uscite in mare in condizioni proibitive e inaccettabili e le conseguenze con le più alte percentuali di morti e feriti sul lavoro.
- determinare una riforma fiscale del settore per riuscire a fronteggiare i costi di produzione incomprimibili (come il cosiddetto “caro gasolio”);
- incentivare e valorizzare attività di tipo ambientale, come interventi di gestione e valorizzazione dell’uso sostenibile degli ecosistemi acquatici, il pescaturismo e l’ittiturismo, confermando e rendendo maggiormente accessibili queste alternative il cui finanziamento è iniziato negli anni ’97 e ’98, per affiancarle all’attività principale anche a beneficio degli equipaggi minori in virtù della multifunzionalità dell’imprenditore ittico e dell’alta valenza sociale che caratterizza la sua attività;
La pesca gestita su basi ecologiche e con maggiori garanzie per i lavoratori, può diventare elemento strategico nella costruzione di una nuova politica europea per la pesca mediterranea..
Fonte: http://www.sinistraeliberta.eu/articoli/gruppo-di-lavoro-pesca-sinistra-ecologia-e-liberta
Popularity: 1% [?]
No related posts.
Articoli correlati elaborati dal plugin Yet Another Related Posts.
