Oggi sul quotidiano L’Unita’ appare il seguente articolo di Fabio Mussi, presidente del Comitato Scientifico di Sinistra Ecologia Liberta’: Tutti i giornali, a proposito del gruppo prosperato all’ombra della Protezione civile (Balducci, Anemone e soci), e di altri casi di cronaca criminale (vaste reti politico-affaristico-mafiose), usano il termine “cricca”. C’è un illustre precedente: “Carattere del popolo italiano che si può chiamare <apoliticismo>. Questo carattere, naturalmente, è delle masse popolari, cioè delle classi subalterne. Negli strati superiori e dominanti vi corrisponde un modo di pensare che si può dire <corporativo>, economico, di categoria, e che del resto è stato registrato nella nomenclatura politica italiana col termine di <consorteria>, una variazione italiana della <cricca> francese e della camarilla spagnuola (..). Una varietà di questo <apoliticismo> popolare è il <pressappoco> della fisionomia dei partiti tradizionali, il pressappoco dei programmi e delle ideologie. Perciò anche in Italia c’è stato un <settarismo> particolare, non di tipo giacobino alla francese o alla russa (..). Il settarismo negli elementi popolari corrisponde allo spirito di consorteria nelle classi dominanti, non si basa su principi, ma su passioni anche basse e ignobili e finisce coll’avvicinarsi al <punto di onore> della malavita e all’omertà della mafia e della camorra.” E’ Antonio Gramsci, un passo titolato “Passato e presente” del Quaderno 14 dei “Quaderni del carcere”. Siamo nei primi anni Trenta, e Gramsci riflette sulla Storia d’Italia prefascista e fascista. Sembra scritto ieri, a commento degli ultimissimi fatti di cronaca. Sembra parlare del berlusconismo e della crisi della sinistra, di cui siamo stati testimoni nell’ultimo quindicennio. Una tale rappresentazione è stata superata con l’antifascismo, la Resistenza, la Repubblica democratica e i grandi partiti di massa moderni. Ma ora la storia lunga si vendica. Sotto la maschera del Nuovo e del Moderno sono riapparsi in tempi recenti gli antichi caratteri di una fragile Nazione nata tardi. Quelli su cui riflette Gramsci. Ma c’è qualcosa di ancora interessante che segue nel testo: “Questo apoliticismo, unito alle forme rappresentative (specialmente dei corpi elettivi locali) spiega la deteriorità dei partiti politici, che nacquero tutti sul terreno elettorale”. Da qui una “selezione alla rovescia”. Per chi volesse una lettura completa, siamo alla pag. 1663 e segg. dell’edizione critica dei Quaderni, pubblicata da Einaudi a cura di Valentino Gerratana. Passato e presente, appunto. C’è però un altro fortissimo collegamento analitico, che mette in relazione la scoperta di “cricche” con il recentissimo inedito episodio di strappo costituzionale in materia elettorale operato con decreto dal governo di destra. Sempre Gramsci: “Il <sovversivismo> popolare è correlativo al <sovversivismo> dall’alto, cioè al non essere mai esistito un <dominio della legge>, ma solo una politica di arbitrii e di cricca personale o di gruppo”. Mi sembrano temi maledettamente attuali, e da riprendere di petto, se si vuole costruire una nuova sinistra e un nuovo centrosinistra, che non solo sovrasti elettoralmente la destra, ma che riprenda il cammino della Repubblica democratica italiana. Sbaragliando l’“apoliticismo” popolare, e cricche e consorterie delle classi dominanti. Fondamentale –secondo l’idea di Gramsci- è superare “il pressappoco della fisionomia dei partiti, il pressappoco dei programmi e delle ideologie”. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma le analogie sono impressionanti, e problemi di portata storica spalancati di fronte a noi. Ne vogliamo discutere?
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