dic 03 2009

La debolezza di chi attacca Fini

Category: Rassegna stampaSLSenigallia @ 13:18

Non c’è miglior collante di un attacco esterno. I barbari alle porte fermano qualsiasi tumulto interno, congelano la situazione, riportano il consenso al punto di partenza, vale a dire attorno al leader attuale e indiscusso della destra, Silvio Berlusconi.

Il calpestio dell’erba appena fuori dalle mura da parte di orde più o meno consistenti di assedianti distoglie dal dilemma sugli equilibri futuri gli assediati. Il presente per il presente, rispolverate i drappi e gli archibugi, rispondete all’assalto come un sol uomo.

gianfranco_fini

Se nel clima sempre più avvelenato dell’Italia politica di oggi il nemico viene identificato con una istituzione dello Stato (la magistratura), è facile gioco indicare all’interno del fortino (dove fino a qualche momento prima tutti si stavano dando botte da orbi per la successione al principe) una quinta colonna che sarebbe pronta non solo a tradire, ma ad aprire le porte della cittadella agli opliti togati. In questo caso si tratterebbe di un’altra istituzione (il Presidente della Camera).

Il conflitto istituzionale, pericolosissimo per qualsiasi stato democratico e caldeggiato tanto a sinistra quanto a destra dai poteri forti, rischia di paralizzare il Paese. Non è Fini ad aprire un conflitto di queste dimensioni, ma chi da destra lo attacca additandolo di essere ormai un corpo estraneo e chi da sinistra lo proclama leader dell’opposizione in contrapposizione a Bersani. Il Fatto Quotidiano oggi, ad esempio, promuove Fini a capo dell’opposizione, additando il PD di essere troppo accondiscendente. Rimbalzano per la rete voci di un incontro tra Fini e Tonino Di Pietro, smentite persino da quest’ultimo.

Fini, dal canto suo, sembra molto chiaro nel voler delineare una destra moderna, più Sarkozy che Bush junior per intenderci. Ma nell’Italia della “politica zero” il dibattito non è più tra destra e sinistra, preceduto magari da un serrato confronto all’interno dei due schieramenti, ma tra i Berlusconiani e gli anti-Berlusconiani. E così la politica della seconda Repubblica non fa che gravitare attorno al premier.

Fonte: http://www.leragioni.it/2009/12/02/la-debolezza-di-chi-atta152/

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