dic 03 2009

riceviamo e pubblichiamo – CGIL: IL XVI° Congresso e la crisi economica

Category: Rassegna stampa,Sinistra Ecologia e LibertàSLSenigallia @ 13:16

riceviamo e pubblichiamo:

50 anni fa i disperati della Sicilia per mettere al centro la loro condizione inventarono lo sciopero alla rovescia : migliaia di disoccupati, tra loro contadini, pescatori, intellettuali, operai e studenti, presero vanghe e zappe ed invasero le strade della loro terra. Ripulirono gli argini dei fiumi, coprirono le buche delle strade, pulirono giardini e spazi verdi, fecero un gesto d’accusa contro lo Stato indifferente e ricostruirono una soggettività . Quella iniziativa si estese pian piano in tutto il Paese ed entrò a pieno titolo tra le grandi iniziative di massa degli anni 60. Allora la CGIL era dentro quelle iniziative, era soggetto attivo e punto di riferimento per chi non aveva voce e per tutto il mondo del lavoro. Le Camere del lavoro erano affollate di operai, disoccupati, pensionati e contadini. Era una fucina di idee, elaborazioni, iniziative. Dentro la fabbrica, nei campi, negli uffici e nel territorio intorno ad esse, la Camera del lavoro era il luogo della società. Non si discuteva solo delle condizioni di lavoro dentro il proprio sito produttivo, ma delle condizioni generali di vita .E allora ecco che l’operaio scopre l’importanza della scuola perché,- diceva,- solo se l’operaio conosce una parola più del padrone diventa forte e così nacquero le scuole sindacali e la conquista delle 150 ore. E poi la grande battaglia sulla salute nei luoghi di lavoro che si allargò alla battaglia per la sanità pubblica uguale per tutti. Perché le camere a pagamento per i padroni e le camerate per gli operai ? –dicevano-. E poi le Pensioni, e poi lo Statuto dei lavoratori, la scala mobile, la grande conquista del contratto nazionale. E tutto nasceva nelle Camere del lavoro. Era difficile distinguere il quartiere, il borgo, il grande agglomerato industriale dalla Camera del lavoro,. perché era un  unicum di. simbiosi ed identità.

50 anni dopo,in piena crisi economica  con milioni di disoccupati, giovani e donne senza presente e futuro.

Se torni tra quei quartieri vedi  degrado,solitudine e vuoto.

Non ci sono punti di

riferimento, luoghi collettivi che non siano il bar o la ricevitoria del super-enalotto, (la nuova utopia

che muove le masse). La Camera del Lavoro, si e’ spostata in centro e dove c’e’ ancora qualche

presidio questo eroga prevalentemente servizi : caf, buste paghe, pensioni . Mentre nella nuova

sede i gruppi dirigenti sono sempre più numerosi.

La discussione, il conflitto, l’iniziativa e’ tornata a chiudersi in fabbrica,(dove la fabbrica c’è ancora).

Una discussione ancora

alta, attiva, che incontra il sindacato ma  che stenta a fare relazione verso un progetto più generale .

E chi non sta in fabbrica e’ solo, senza punti di riferimento, e senza soggettività.

In questo quadro e in piena crisi economica  la CGIL ,mentre a fianco dei lavoratori  difende il loro

posto di lavoro, celebra il suo 16° congresso che si svolge come ormai da più di 20 anni su due

documenti. Il 1°, firmato da Epifani  e dalla maggioranza del gruppo dirigente e il secondo da 33

componenti del direttivo nazionale tra cui 3 segretari generali di 3 categorie:FIOM,FP, e Bancari.  E

benché tutti gli altri segretari generali siano firmatari del documento di maggioranza, è bastato che

tre categorie si schierassero su posizioni diverse per gridare “al lupo, al lupo :si vuole rompere l

l’unità dell’organizzazione”.

Per chi come noi che di documenti alternativi  se ne intende,perchè con ESSERE SINDACATO

inaugurammo la stagione, queste grida manzoniane fanno parte delle ritualità, insieme alle

raffigurazioni    vignettistiche di questa o a  di quell’altra tesi.

La critica maggiore che viene rivolta al  2°documento “la cgil che vogliamo” è

quella di voler cancellare la confederalità. C’è da chiedersi allora quale confederalità’? E’ quella

sopra descritta la confederalità che si  vuole difendere?

Come si fa a non

capire che quando con il nostro documento proponiamo la riduzione degli

apparati centrali e regionali, per destinare più risorse verso i territori e i luoghi di lavoro, noi

chiediamo più confederalità ?

Quando diciamo che la confederalità deve uscire dai ristretti confini della concertazione con gli enti

locali, per fare più vertenzialità diffusa,  noi chiediamo una confederalità che torni a fare società.

E quando critichiamo la debolezza con cui in questi mesi si e’ contrastato l’accordo separato sul
modello contrattuale, firmato da CISL e UIL con Confindustria e’ perché abbiamo ben chiaro che
quell’accordo non e’ solo un brutto accordo, ma lo strumento con cui sancire definitivamente la

scomparsa del  sindacato  di rappresentanza d’ interessi generali  (la confederalità,appunto) e.

affermare,con la sua cancellazione , la definitiva modificazione dell’intero assetto democratico sul

lavoro come nella società

L ‘attacco al Contratto Nazionale  è  esiziale per questa affermazione.

Il Contratto è sempre stato per  i lavoratori  e le lavoratrici lo strumento del loro potere

democratico .

Con il contratto si afferma il
diritto al salario,  si conquistano i diritti generali sulle proprie condizioni di vita e di lavoro, si

stabilisce la gerarchia rispetto alla produzione.  E’ la “bibbia” del lavoro..
Con l’accordo separato la centralità del diritto passa dal
lavoro agli interessi economici che fanno capo al lavoro: gli Enti bilaterali, Fondi Pensionistici e

Sanitari, ammortizzatori sociali erogati direttamente, collocamento e tutto ciò che fa economia di

mercato. Questa e’ la risposta di CISL-UIL e Confindustria per il nuovo assetto dei rapporti sociali :

uscire dalla crisi con il consolidamento delle rappresentanze a scapito dei rappresentati che

diventano così soggetti passivi a cui erogare gli “utili” dei benefici economici che ne derivano.

Questo e’ il loro modello. E la CGIL ? Non dubitiamo che la critica a questo modello sia

patrimonio comune di tutta la CGIL. E’ la risposta disarticolata, priva di progettualità generale,  che

non ci convince.

Non c’è spazio per i tentennamenti. Per questo chiediamo lo sciopero generale .che riunifichi  il

movimento e lo schieri su posizioni più avanzate

Non si può battere  questo disegno con le stesse proposte che hanno fallito.

E’ fallito il modello di sviluppo  sul quale tutti, sindacato compreso, abbiamo costruito le nostre

politiche

Non si può far finta di non vedere e continuare come prima, magari con qualche ritocchino. Ci

vuole una rottura netta con le politiche del passato e riconquistare il Contratto Nazionale è il primo

ed        essenziale        obiettivo. .

Per quanto ci riguarda siamo stati sin dall’inizio contrari al modello concertativo instaurato con

l’accordo del 23 luglio 93,  perché partiva da un presupposto di parità di forze ed  interessi che pari

non erano affatto, non e ’vero che l’operaio e il padrone sono la stessa cosa, tant’è che il tutto si e’

risolto con meno salario e diritti per i lavoratori, e con più forza e potere per gli imprenditori. Se

prima di quell’accordo gli stipendi dei lavoratori italiani erano tra i più alti d’Europa e oggi, con

quell’accordo, siamo tra i più bassi, non ci vuol d’essere grandi economisti per capire che la strada

e’ sbagliata. Basta fare i sindacalisti. Quello che chiediamo, allora, al gruppo dirigente della CGIL .

è di rimettere in discussione. quelle  politiche  Di avere,cioè, la forza e il coraggio di ricostruire un

progetto ed una strategia che liberi il lavoro dal ricatto a cui e’ stato sottoposto negli ultimi anni.

Per questo proponiamo nel

nostro documento di restituire al confronto tra le parti, ai rapporti di forza, la definizione degli

aumenti salariali contrattuali.

Per questo chiediamo l’introduzione di un SALARIO SOCIALE per tutti i disoccupati ed

inoccupati, attraverso il quale affrancarsi non solo dalla povertà,  ma dal ricatto di un lavoro “pur

che sia” che rafforza solo la precarietà e l’insicurezza generale. Noi chiediamo di riunificare il

lavoro e le tipologie contrattuali perché vogliamo riunificate il diritto del mondo del lavoro: a pari

lavoro, pari diritti e pari salari. Vogliamo,cioè, cancellare definitivamente dal futuro dei nostri figli

la precarietà .Ed è attraverso questa battaglia che intendiamo investire nei giovani e nelle giovani

del nostro paese.

Ma soprattutto noi chiediamo che il gruppo dirigente che uscirà dal Congresso rompa

Definitivamente gli indugi e assuma come priorità

questi temi. Che faccia della battaglia per la democrazia nei luoghi di lavoro la sua bussola di

riferimento, il suo dna. Ridare ai lavoratori il diritto di scegliere sulle proprie condizioni di vita e di

lavoro, votare le piattaforme e gli accordi siglati dal sindacato è la  chiave di volta che batte la truffa

messa in campo da CISL UIL e Confindustria con l’accordo separato e che ci permetterà di

ricostruire i fondamentali della democrazia generale di questo Paese.

La CGIL  può e deve tornare ad essere il vero soggetto del cambiamento ed il congresso deve essere

l’occasione per parlare al paese,e per rompere con le vecchie liturgie interne.Un dibattito vero sulle

proposte. sulle strategie è sempre stato nella storia della nostra organizzazione.   Per la CGIL la

diversità delle idee è una ricchezza e non una separatezza.

Riprendere quel cammino non può che far bene a tutti. Per farci ascoltare abbiamo bisogno

di  tornare ad ascoltarci .

Wilma Casavecchia, Sergio Miriamo, Carlo Baldini, Ferruccio Danini , Direttivo Nazionale CGIL

Fonte: http://www.sinistraeliberta.eu/articoli/riceviamo-e-pubblichiamo-cgil-il-xvi%C2%B0-congresso-e-la-crisi-economica

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