Il governo si esprimerà, come richiesto dalla Commissione sanità e igiene del senato, «oggi stesso o al massimo lunedì, visto che c’è il week end» sulla compatibilità tra la legge 194 e la pillola abortiva Ru486. Lo ha affermato questa mattina la sottosegretaria al welfare Eugenia Roccella, secondo la quale non c’è «una volontà di sospensioni infinite sulla Ru486».
Le resistenze del governo sulla RU486 saranno uno dei temi portati domani in piazza a Roma dalle donne che parteciperanno alla manifestazione nazionale contro la violenza maschile.
«Mentre la sessualità dei maschi è libera di esprimersi in tutti modi – dice Monica Pepe, una delle promotrici della manifestazione – basta pensare che sono nove milioni gli uomini in Italia che fanno sesso a pagamento, la salute delle donne diventa una scusa per intralciare la libertà delle donne e la loro sessualità, che viene sistematicamente punita e rappresentata in modo lesivo. Che la facenda della RU486 non ha nulla a che fare con la salute ce lo dice il fatto che da vent’anni viene usata in molti paesi europei o negli Stati uniti».
Sono molte le adesioni al corteo nazionale che partirà alle 14 da piazza delle Repubblica e in concluderà in piazza San Giovanni www.torniamoinpiazza.it]. Come scrive Lea Melandri su zeroviolenzadonne.it «le ragioni per ‘tornare in piazza’ sono tante e diverse quanto sono oggi le prospettive da cui le donne, impegnate singolarmente e collettivamente in pratiche di contrasto al dominio maschile, guardano la realtà sociale. Le molte facce della violenza, che sta avvicinando sempre più, nell’odio per il ‘diverso’, le donne e gli immigrati, emergono incontestabilmente dall’impegno di chi opera nei centri antiviolenza e nei consultori, di chi si occupa di prostituzione e di carceri, di chi interviene sulle questioni del lavoro, di chi, come i collettivi femministi e lesbici, nati da alcuni anni in molte città, mantiene un osservatorio e presidi permanenti sui processi per omicidi famigliari e sulle condizioni delle donne nei Centri di identificazione e espulsione. Si tratta di pratiche e saperi che si muovono ancora separatamente, con la frammentarietà che deriva dal doversi collocare in un ambito specifico, ma aggravata anche dal fatto che i mezzi di informazione li ignorano, per non essere costretti a riconoscervi mancanze, rimozioni, responsabilità che appartengono alla loro stessa cultura. Manifestare insieme non basterà a comporre in un unico disegno la figura di un dominio che ha radici così lontane nel tempo e parentele invisibili nella vita psichica di vittime e oppressori. Ma è comunque l’occasione per conoscenze e accomunamenti imprevisti».
Anche perché, ricorda Monica Pepe, «un articolo del Corriere della sera riporta come nel 2009 sono aumentati del 20 per cento le denunce per maltrattamenti subiti in famiglia. Crescono gli stupri e le violenze sessuali di gruppo, la pedofilia e lo stalking, reato introdotto la scorsa primavera dalla ministra per le pari opportunità Carfagna. Ecco perché bisogna tornare in piazza. La manifestazione, insieme all’attività portata avanti dai centri antiviolenza, dalle associazioni e dai collettivi, è una forma efficace di contrasto e di consapevolezza sociale sul tema». La violenza maschile, infatti, conclude Monica Pepe, «a poco a che vedere con il raptus o il dramma della gelosia come spesso ci vogliono far credere i media. Riguarda invece l’educazione. Ma i governi si limitano a scavalcare i pochi crimini compiuti da stranieri per militarizzare lo spazio sociale e discriminare ulteriormente i migranti. Invece della repressione serve informazione ed educazione. L’introduzione del reato di stalking ha permesso ha molte donne di denunciare le violenze che subivano, ma nel provvedimento di Carfagna manca del tutto l’aspetto della prevenzione della violenza sulle donne. Una forma di contrasto della violenza che dovrebbe invece essere presente già dai primi anni della scuola».
E sono molte quelle che – venute a manifestare a Roma dal resto d’Italia – rimarranno anche domenica 29 novembre per partecipare al corteo a Montalto Di Castro in solidarietà a Marinella, che nel 2007, quando aveva quindic anni, è stata stuprata da otto ragazzi della sua età, residenti a Montalto di Castro. «Il Comune – ricorda l’assemblea cittadina di donne, femministe e lesbiche di Bologna – stanziò a favore degli artefici della violenza, rei confessi, 40 mila euro in forma di prestito d’onore per sostenere le spese processuali, provvedimento poi sospeso a seguito delle indignate reazioni a livello nazionale. Alla vittima non sono mai stati offerti né una parola di solidarietà né alcuna forma di aiuto in denaro o tramite l’assistenza necessaria ad affrontare il trauma».
L’apputamento è alle 11,30 nel parcheggio vicino a Studio San Sisto in via tirrenia. Grazie al sostegno del Centro antiviolenza Erinna di Viterbo sono stati anche organizzati dei pullman.
Fonte: http://www.carta.org/campagne/diritti+civili/18981
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